...il magico mondo dei fondali marini
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 Vuoi scoprire i nostri fondali marini!!!!

 

Da noi, alla Baia del Sole  avrai l'opportunità di immergerti nel magnifico fondale della Costa Degli Dei.

   
  >Racconto di un'immersione
   

Capo Vaticano, ultimo lembo di terra prima dello Stretto di Messina, che spazia possente sul mare con le sue rocce bianche frastagliate ed erose dai marosi secolari, marosi che hanno inculcato ai vecchi naviganti paure e rispetto per questo luogo affascinante, quasi misterioso, troneggia possente sul mare turchese dominando a vista d'occhio a Nord-Ovest l'arcipelago delle Isole Eolie, a Nord-Est il Golfo di Lamezia Terme, a Sud-Ovest il Golfo di Gioia Tauro, culminante con lo Stretto di Messina dove fa capolino l'Etna. Questa parte di terra calabra che si affaccia sul mare Tirreno racchiude in sé il fascino antico di anni di storia millenaria. Il mare che accarezza le spiagge bianchissime, le rocce selvagge, fanno perdere al visitatore la cognizione del tempo, racchiudendo in sé i segreti di naufragi di antiche navi, testimoniate dal ritrovamento di numerosi reperti. In esso domina là vita ittica, le sue acque sono tappa obbligata dei grandi Pescespada, Tonni, Ricciole, Verdesche, ecc. che puntualmente ad ogni inizio di primavera incrociano al largo di questo Capo.
Partendo comodamente dalla nostra base subacquea posta nel Villaggio Turistico «Baia del Sole» prospiciente Capo Vaticano, con un veloce gommone in pochi minuti si arriva di fronte al Faro, dove, a circa 100 metri dalla riva, si erge la piccola scogliera del Mantineo; punto d'incontro delle forti correnti provenienti dallo Stretto di Messina e dal Golfo di Lamezia. Questa scogliera, quando le correnti lo permettono, offre ai sub una immersione quasi tropicale, il mare presenta una limpidezza aggressiva, branchi di Castagnole nuotano indisturbati, dominando dall'alto le rocce sottostanti, giocando a contrastare la corrente; vita rigogliosa si nota su ogni roccia; il fondale che non raggiunge più di 12 metri offre ai sub le emozioni più belle ed inaspettate per tale profondità. Gli abitatori incontrastati di queste rocce sono gli Scorfani, che qui si incontrano con molta facilita. Tutti variopinti e ben mimetizzati, sembra quasi che si vogliano ai raggi del sole che senza fatica penetrano 1'acqua blu. Branchi di Occhiate e Saraghi gironzolano per tutto il perimetro della. scogliera, mentre sul fondo sabbioso si acquattano qua e la gruppi di grosse Triglie. Nel mezzo della scogliera e situato il canalone detto «Della Grotta»: i sub si possono addentrare in essa ed ammirare la tana dove chissà quale pesce ha dimorato nel passato. La flora e particolarmente sviluppata sul lato Est ed Ovest della scogliera; le Cernie fanno capolino dietro gli anfratti di granito ricoperti dal verde lussureggiante delle Posidonie, che qui appaiono in tutto il loro colore verde smeraldo.
Riemergendo, rivolti verso il largo, ci appare all'orizzonte il magnifico Stromboli ultima isola dell'arcipelago eoliano. Costeggiando per circa 300 metri verso Sud, ci ormeggiamo su uno scoglio, che si intravede dalla superficie,al centro della Baia Grotticelle, e ci accingiamo ad esplorare la Secca del Monaco: la profondità e di circa 9 metri, mettiamo a punto le bussole e iniziamo 1'immersione che ci porterà nel punto più profondo della baia. Dopo aver pinneggiato per un paio di minuti verso Sud-Ovest su una sabbia bianchissima, il fondo comincia a degradare prima dolcemente e, man mano che ci spingiamo più avanti, sempre più velocemente, formando una discesa dapprima a forma di piccole terrazze e poi ripida che si perde nell'azzurro delle acque; dopo una caduta in verticale sulla sabbia, raggiungiamo il piano di un grosso gradone a circa 45 metri, mentre poco più in la il fondo continua la sua discesa per circa 80 metri. Immersi in una atmosfera particolare di Posidonie, grandi Stelle marine, e branchi di piccole Sardine, si presenta davanti a noi il fumaiolo di una vecchia nave che fu affondata durante 1'ultima guerra. Incontrastato padrone, un grosso Polpo, quasi a guardia del vecchio relitto ormai insabbiato, ci guarda incuriosito dal bordo del fumaiolo. Durante la risalita, un branco di Ricciole ci gira attorno un paio di volte per poi sparire. Spesso su questa secca appare la figura vagabonda della Verdesca.
Costeggiando per circa un chilometro ancora più a Sud-Ovest di Capo Vaticano, alla fine della Baia di Santa Maria incontriamo lo scoglio «Gales» che sale da un fondale di circa 15 metri. Con lo sguardo che spazia sul Golfo di Gioia Tauro e lo Stretto di Messina, iniziamo 1'immersione in un mare cristallino  subito notiamo che la zona è ricca di vita, la flora marina è lussureggiante. Il fondale frastagliato presenta grandi rocce che svettano su dalla sabbia; le Cernie che qui trovano il loro habitat naturale ci guardano sospettose dall'atrio delle loro tane; miriadi di belle spugne rosse si allungano come fossero delle mani protese verso i sub; sulle alghe, colonie di Nudibranchi dai colori vivaci sembrano pascolare; negli anfratti delle rocce si incontrano grossi Vermocani intenti a mangiare sulle Madrepore rosse. Pinneggiando per 10 metri raggiungiamo il punto più profondo, circa 18 metri. Alzando lo sguardo sulle nostre teste, con emozione ammiriamo grossi Cefali che mischiati con qualche Dentice formano un gioco di bagliori argentati con i raggi del sole. In questo magnifico ambiente attraversato dalle correnti dello Stretto di Messina non mancano Aragoste e grosse Cicale appollaiate sopra gli anfratti scuri delle rocce. Spostandoci verso Nord rispetto a Capo Vaticano rompe l'orizzonte la roccia del Vadaro, un tempo minaccia per le navi ormai neutralizzata dal potente faro del Capo: rappresenta per i sub il punto di partenza per le grandi immersioni della zona. Frequentatissimo, anzi affollato durante i mesi estivi, deserto e remoto durante i mesi invernali, il Vadaro emana quasi un fascino misterioso d'avventura. Quella roccia isolata nel mare, ora meta di riposo di tanti Gabbiani, quante onde ha dovuto sfidare!, quante navi nell'antichità si sono infrante sulle sue pareti! Il Vadaro con il suo fondale di 21 metri rappresenta la sintesi di tutto l'habitat marino della zona. Sulle sue pareti crescono come magnifici fiori Spírografi, Nudibranchi, Vermocani, Anemoni, Attinie, Madrepore; i Crinoidi danzano sopra i Ricci neri e bianchi di questa zona; le Stelle marine rosso purpureo rompono con il loro colore la monotonia della roccia granitica; nelle spaccature i Polpi nidificano sotto gli occhi curiosi degli Sciarrani.
Esplorando la parte Sud, a meno di 21 metri è situata una tana che racchiude una Cernia che ha fatto indubbiamente disperare gli apneisti durante la stagione estiva, e che divide l'abitazione con una grossa Murena. A guardia di tutto ciò si trova un bello Spirografo attorniato da miriadi di Antias. Intorno al Vadaro si aggirano Ricciole e grossi branchi di Mormore, gruppi di coloratissime Donzelle si possono notare ovunque; nelle fenditure della roccia fanno sosta grossi Saraghi stanziali. Risalendo la costa verso Santa Domenica notiamo il gruppo degli scogli affioranti detti «Formicoli», antico porto romano. 1 suoi fondali racchiudono ancora oggi tracce tangibili di un passato commerciale fiorente come quello del vino e dell'olio: infatti aguzzando la vista è possibile ammirare su un fondale di poco più di 2 metri cocci di anfore concrezionate col fondo di Posidonie.                     Ci immergiamo fra le nere rocce emergenti e subito notiamo un branco di piccoli Cefali inseguiti da una grossa Spigola che cercano rifugio negli anfratti. Sul fondo spuntano un po' dovunque, tra Posidonie e Spugne di forma rotonda, cocci di anfore concrezionate. Il luccichio di un nutrito branco di Salpe ci attira verso uno stretto canalone dove, nel ribollio della corrente, guizzano davanti a noi due belle Ricciole. Dopo aver esplorato la conformazione muraria dell'antico porto romano, ci spostiamo su un fondale di Posidonie disseminato di Pinne Nobilis verso la grande franata che degrada dolcemente verso il fondo. È qui che si danno riunione le grosse Cernie, ben mimetizzate con l'ammasso di rocce e blocchi di pietra, attente e vigili, pronte al minimo movimento sospetto ad intanarsi negli scuri cunicoli che precedono le tane.
Riemersi risaliamo sul gommone e, dopo una breve sosta ristoratrice in uno dei tanti locali disseminati lungo la costa, puntiamo la prua verso il relitto cosiddetto «Vapuri»: si tratta di una nave a vapore silurata durante il periodo bellico, che trovò in queste acque la sua ultima navigazione. Iniziamo l'immersione a circa un miglio dalla prospiciente Baia di Riaci in un mare calmo come l'olio, e dopo una lunga discesa nel blu interrotta dalla visione di una coppia di Pesci Balestra giungiamo sulle lamiere del Vapuri, ad una profondità di 25-30 metri. Ad accoglierci, un branco di piccoli pesci che al nostro arrivo si disperdono nell'azzurro. Dalla prua del relitto pendono ciuffi di candide uova di Calamaro; inoltrandoci all'interno della nave in gran parte insabbiata, sotto le lamiere Gronchi e Murene fanno capolino, mentre alcune Cernie ci guardano da lontano infastidite, e i Polpi dominano incontrastati. Grossi pezzi di carbone disseminati dappertutto confermano innegabilmente che il relitto che stiamo esplorando è il Vapuri. Spingendoci verso la poppa una grossa macchia nuota oscillando; dopo poche pinneggiate il mistero si svela in un bello e gigantesco Pesce Luna. Peccato che proprio in quel momento il flash della fotocamera ha cominciato a fare i capricci! Questa visione ci fa restare per qualche attimo come fulminati dal fascino che essa sprigiona. Guardiamo gli strumenti che ci portano alla realtà e ci dicono che è giunta l'ora della risalita.
Tiriamo a bordo il ferro sotto il caldissimo sole calabrese e facciamo ritorno alla nostra base sub nell'accogliente villaggio Baia del Sole, contenti e soddisfatti di aver anche oggi fatto una indimenticabile immersione.
Angelo Nazionale         
     

 
 
 
 

    

   

 

Capo Vaticano - Calabria -
Località Torre Ruffa, Ricadi 89865 (VV)
Tel. 0963.663302 , Fax 0963.663450
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